Quali sono i lari, i miti protettori dell’universo ideale della Mieloni? Giorgio Almirante in baffetto e doppiopetto. Urca! Ma allora si spiega tutto. Potevate dirlo prima, così Montanari non avrebbe scritto un libro sulla consanguineità di linguaggio tra il fascismo e questa destra. Niente di nuovo sotto il sole. Se si spolvera tutte le mattine il busto di Mussolini. O si tiene in armadio la divisa nazista per il giorno della festa. E tu, Mieloni, Giorgio Al appeso ad un chiodo come un divo. Era uno che di razza se ne intendeva. Un autentico fascista, che è stato pietosamente accolto dalla Costituzione democratica, il vero e legale strumento di riconciliazione. E nessun campo di rieducazione. Da quel momento Giorgio mise il doppiopetto, facendo un moderato doppiogioco. Maggiordomo della DC, e baffetto languido agli eversivi.
La nostra tappera ha imparato da lui come destreggiarsi con le estremità delle destre. La prova Vannacci non la sta mettendo in croce, come invece Salvini. Il quadro Al, appeso alla parete di casa, fa godere tutti i suoi fans. E, se a Mediaset fingono di piangere, in realtà sanno che beneficeranno dei voti del generale. Anche nella notte crucca e assassina. Chi invece mastica amaro è il nostro Salvini. Vi rendete conto che non ne azzecca una? Eppure
c’è ancora chi lo preferisce a Vannacci. Non si capisce perché. Non sono tutti e due figli della lupa, partoriti per accidens?





