(fra) Tra tutti gli attestati di stima mi è particolarmente piaciuto l’intervento di Prodi. Pur non condividendo in toto il suo pensiero, ha riconosciuto l’apporto di Emma non solo per la lotta per le libertà individuali, e per l’assoluta autodeterminazione sulle questioni di fondo della vita. L’ha ricordata per la battaglia in favore della nascita della Corte penale internazionale, contro la pena di morte, contro l’uso delle mine antiuomo, per la difesa dei più deboli. Ha elogiato il suo metodo, quello di non dare per scontato nulla, ma di mettere tutto in discussione.
Va detto, che il movimento radicale, di cui Emma è stata esponente di primo piano, è stato uno dei fattori più rilevanti del fenomeno della secolarizzazione, che ha investito tutta la società italiana, non solo la parte credente. Ne ha fatto le spese anche la sinistra comunista, portatrice di diritti sociali non sempre corrispondenti con quelli radicali. Infatti il neocapitalismo ha saputo digerire i valori delle libertà individuali, pur con qualche sussulto, ma non quelli sociali.
Si può dire con una battuta, che siamo nati democristiani, e moriremo radicali. Il processo di secolarizzazione ci ha portato verso una svolta nichilista. Siamo diventati una società grigia e indifferente. Così come la fine di una
società cattolica in Italia ha favorito lo sviluppo di un cristianesimo meno costantiniano, tuttavia è stata sostituita dalla propensione verso un’etica del più forte, di cui l’autodeterminazione assoluta ne è l’espressione. Utopica senz’altro, in quanto la vita di ognuno è sempre relazione con l’altro. Lo possiamo affermare per l’eutanasia, pur con tutti i distinguo. E senza volere minimamente ridiscutere la 194, che per Emma era acqua fresca. Vedi, Emma, come ci fai ancora discutere?





