(fra) – La chiesa è come una manciata di fagioli, che borbotta al sobbollire dell’acqua. Per ora si tratta di una protesta riservata e sofferta contro le posizioni repressive del governo, che odorano di tempi passati. L’uscita del vescovo Palmieri è più che indicativa: noi cattolici non possiamo non dirci antifascisti. E sottolinea: basta conoscere a fondo la storia, per avvalorare la lotta di liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista. Lui ricorda in particolare le sofferenze avvenute nella sua diocesi. L’identità di un cattolico è fatta di bene comune, solidarietà, dialogo nella verità, diritti inalienabili di ogni persona. E insiste: non si può parlare alla leggera di Dio-patria-famiglia senza fare riferimento esplicito alla Bibbia e alla Costituzione. Che è stata il frutto, è bene ripeterlo, del movimento di liberazione dell’Italia dagli oppressori. Altrimenti si è in contrapposizione con il Vangelo. II ripudio dell’ideologia fascista e dei suoi derivati odierni è dunque necessario.
La chiesa si rende perfettamente conto, che è in rapporto dialettico con le forze della sinistra sul piano etico. Però, rispetto alla destra, soprattutto a questa destra, converge sostanzialmente in più punti con la sinistra.
La voce del vescovo Palmieri non è affatto isolata. Basta leggere un giornale moderato come Avvenire, per scoprirlo.





