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ACLI CHIVASSO

Giornalisti non eroici, ma ideologici e servi della Nato

(Di Questi Tempi 305)

È diventato difficile capire come si svolgono i fatti sugli scenari di guerra. Le informazioni sul campo sono quasi azzerate. Si uccidono i giornalisti. E si risolve il problema. Se è vero per Gaza, non lo è per l’Ucraina. Basta la propaganda. E qui i giornalisti non sono eroici, bensì ideologici. Servi acritici della Nato, verrebbe da dire. E in materia ne hanno scritte tante, per poi rimangiarsele. Ma cosa importa? Tanto devono rendere conto al sistema, che li ha generati e che hanno servito, per formare l’opinione pubblica. Un esempio. Abbiamo demonizzato il Trump  dell’Alaska. Mitomane, cialtrone, narcisista, manipolatore.
Tutto vero. Però diamo a Cesare quello che è di Cesare. In tutti questi anni l’Europa che cosa ha fatto? Ha agitato sani principi di supremazia occidentale. Nessuna trattativa con il mostro Putin. Sostegno a Zel con l’auspicio di una guerra vittoriosa. Illusi e imbroglioni che non sono altro. E adesso che siamo sconfitti, vorremmo trattare alla pari con Putin.
Siamo fuori di testa? In qualche modo Trump ha cercato di gestire la sconfitta. L’ha fatto da sbruffone. Non si è messo dalla parte delle questioni di principio. Ma tutti gli addetti ai lavori non hanno dichiarato che non esiste una pace giusta? E allora, se ci credono, non facciano tante storie a sedersi al tavolo della trattativa. Trump, che è un barbaro, ma non vuole una terza guerra mondiale. Vuole evitare, che Cina e Russia si bacino. E allora si tura il naso per accogliere Putin.

Piuttosto l’Europa dei volonterosi rinunci ai fuochi di artificio, e faccia dimettere Zel. Meglio un altro presidente al suo posto, che continuare a subire la guerra. Persino papa Bergoglio aveva consigliato la bandiera bianca.
Vedrete che sarà l’unica soluzione possibile. Non ci vuole una scienza per dirlo.

Questa volta ho la palla di vetro. Se non sarà così, pagherò uno spritz alla redazione. A meno che Trump faccia tirare
giù i pantaloni all’indomito Zel. C’è sempre una prima volta.

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