(Di questi tempi 323)
Scavalcando di brutto sindaci e cittadini, Piantedosi e compari chiudono con la forza i centri sociali irregolari. Anche le Case Pound? Domanda respinta al mittente!
A illegalità si risponde con l’illegalità di stato, con il pretesto della sicurezza pubblica. Ogni conflitto sociale è valutato una rottura di scatole. Una opportunità per imporsi, governare con il manganello. Un vero confronto pubblico e plurale, mai? Aldilà delle forme più estreme di dissenso, vanno colte le domande che sono state poste. Sono tutte eretiche? Possibile che l’autorità non sia capace di essere autorevole, pedagogica, e non sappia rispondere in modo sensato? Perché questa continua e tenace volontà di deligittimazione delle domande dei cittadini, ma anche dell’informazione? Il messaggio della Banda Mieloni è chiarissimo. Abbiamo vinto. Governiamo come ci pare. Non si chiede nulla ai vincitori. Fuori dalle scatole le vostre domande. Non dobbiamo rendere conto a nessuno. Siete inutili e poveri comunisti. Ci credo che i maggiori intellettuali di destra abbiano preso le distanze da questi zoticoni. Da che mondo è mondo una teoria è valida, se è verificabile. In questo caso se c’è stato un dibattito pubblico e plurale. Infatti i cittadini vicini ai centri sociali in questione non sono dalla parte della decisione governativa.
Vogliamo scoprire il perché? Un potere democratico deve avere la forza di fermarsi, e di riflettere insieme ai cittadini e alla informazione. Quando il potere accetta il dissenso, risponde a tono alle domande, non diventa più fragile. Fa crescere la libertà di tutti. E si respira un clima di maggiore sicurezza, non di caccia ai presunti untori.
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