Circolo "Carlo Cazzari"
dalla home page

CHIVASSO: Un giorno in piazza
sabato 18 novembre 2009


per sensibilizzare l'opinione pubblica sui valori della democrazia e contro la privatizzazione del bene primario chiamato acqua

 

GLI ARTICOLI DELLA DEMOCRAZIA

Beppe

Eletto dal popolo

Il primo capoverso dell’articolo 1 della Costituzione afferma:
“L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro.”
Ma, forse, possiamo sostituire alla parola “lavoro” una di queste due: ignoranza, malafede.
Perchè
Il secondo capoverso dell’articolo 1 della Costituzione dice:
“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Questo significa che essendo la nostra democrazia costituzionale si deve rispettare quanto è in essa previsto.
Il centro-destra governa come se vincoli o limiti non esistessero.
Ecco perché abbiamo citato le due parole: ignoranza o malafede.
Ricordiamo che i diritti dei cittadini (elencati nella Parte prima della Costituzione) e l’equilibrio dei poteri previsto per gli Organi dello Stato (esaminati nella Parte seconda) sono i pilastri su cui si regge la nostra democrazia.
La Storia ci insegna che i governi, che non hanno rispettato questi vincoli/limiti, anche se eletti democraticamente dal popolo, hanno creato dei regimi dittatoriali o dispotici.
Invece di svuotare la democrazia sarebbe meglio migliorarla. Ascoltiamo le parole di Bobbio (1981):
“L’unica via di salvezza è lo sviluppo della democrazia, verso quel controllo della terra da parte di tutti e la loro distribuzione egualitaria, in modo che non vi siano più da un lato gli strapotenti e dall’altro gli stremati.”

Il primo sopra gli eguali (Primus super pares)

L’articolo 3 della Costituzione afferma:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, ….”
Questo governo aveva approvato una legge, il “lodo Alfano”, per mettere al di sopra della legge le quattro più alte cariche dello Stato (fra queste il Presidente del Consiglio).
Ma la Corte Costituzionale ha bocciato la legge perché in contrasto con l’articolo 3 (citato sopra) e l’articolo 138 (revisione della Costituzione).
La legge è stata l’ennesima “ad personam”, fatta su misura per il Presidente del Consiglio per salvarlo dai vari processi in corso.
La maggioranza di centro-destra strilla: “I magistrati vogliono eliminare Berlusconi”. Ma è mai possibile che in 15 anni i magistrati abbiamo promosso dei processi senza che ci fossero dei motivi validi per incriminarlo? Infatti ben poche volte è uscito assolto con formula piena dai precedenti processi!
All’estero ministri si sono dimessi e presidenti della repubblica si sono fatti processare per accuse, a volte, meno gravi di quelle per le quali è stato accusato il nostro Presidente del consiglio.
Invece di agire entro le regole della politica dateci dalla Costituzione si discute se starci dentro od uscirne. Si minaccia la convivenza e nello stesso tempo si indeboliscono le istituzioni (delegittimazione). Il presidente della repubblica e la corte costituzionale, non eletti dal “popolo”, sono contro “l’eletto dal popolo”.
Il genere umano ha scoperto le istituzioni per mettere a freno l’aggressività e l’istinto di sopraffazione che allignano – in uno più, in altro meno – in ognuno di noi, per diffondere fiducia e cooperazione, garantire un po’ di stabilità e sicurezza nelle relazioni umane e proteggere quel tanto di libertà compatibile con la vita associata (S. Freud - 1929).

Riccardo e Arturo

Libertà di stampa

L’articolo 21 della Costituzione afferma:
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure.”
Ma è effettivamente così!
Il Parlamento sta approvando una legge sulle “intercettazioni telefoniche” che restringe notevolmente la libertà dei giornali ad informare e prevede, per i trasgressori, pene severissime.
Inoltre il Presidente del Consiglio censura alcuni giornali solo perché fanno il loro mestiere rivolgendogli delle domande alle quali lui non risponde ed addirittura li querela, chiedendo dei risarcimenti milionari ai giornalisti. E ancora più grave, come proprietario di giornali e televisioni, chiede alle imprese di boicottarli non finanziandoli con la pubblicità.
Il governo dice che in Italia c’è più libertà che negli altri paesi e che da noi lo Stato finanzia i giornali.
Non è certamente la disponibilità di più soldi che garantisce più libertà. Nella statistica internazionale sulla libertà di stampa l’Italia è al 49° posto!
Per finire cosa diciamo delle televisioni? Sia su quelle pubbliche che su quelle Mediaset le notizie vengono filtrate: non dare notizie che possano nuocere al governo e/o alla maggioranza di centro-destra; dare poco spazio alle opposizioni.

IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ACQUA

(YouTube) Mentre nel paese imperversano discussioni sul processo breve, sulla lunghezza della coda dei cani e sulla reintroduzione dell'immunità parlamentare, il governo Berlusconi, nelle persone del ministro Fitto e del ministro Ronchi, senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro ...


(riportiamo quì di seguito l'articolo di Alfredo Cuccimiello apparso sulla pagina PRIMO PIANO del sito www.acli.it con il titolo: L’acqua del sindaco non si vende)

Il nostro Parlamento ha convertito in legge il decreto 135/09 dal titolo “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle comunità europee”.
Dietro questo titolo dall’apparente scarso rilievo politico si nasconde una delle decisioni più importanti e discusse quale la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Con un solo articolo, il nostro Parlamento ha sancito l’obbligo per tutti gli Enti Locali di ottemperare alle direttive europee che impongono l’affidamento dei servizi locali alle aziende private, compreso il bene acqua.
Tutto questo è avvenuto ignorando Risoluzioni europee che non solo non imponevano alcuna privatizzazione dell’acqua, ma addirittura ne sancivano l’inalienabilità.
La Risoluzione dell’11 marzo 2004 “Strategia per il mercato interno, priorità 2003-2006”, al paragrafo 5, recitava: “Essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.
E la Risoluzione del 15 marzo 2006 “Risoluzione del Parlamento europeo sul quarto Forum mondiale dell’acqua”, al primo paragrafo: “Dichiara che l’acqua è un bene comune dell’umanità; come tale l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana; chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni”.
Nonostante queste chiare Risoluzioni, e nonostante gli esempi virtuosi di altri importanti Paesi europei e di tanti Comuni italiani, il nostro Parlamento ha di fatto sancito la privatizzazione dell’acqua, completando un iter biennale cominciato con l’approvazione della legge 133/08 che all’art. 23bis regolamenta il funzionamento dei servizi locali a rilevanza pubblica, i cui punti chiave possono essere così riassunti:

1. Affidamento dei servizi a privati attraverso gare pubbliche d’appalto;
2. Possibilità di affidamento ad aziende pubbliche previa dimostrazione delle “peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche che impediscono il ricorso al mercato”;
3. Riconoscimento della proprietà pubblica delle infrastrutture all’interno di una distribuzione privata.

L’art. 15 del decreto legge approvato in Senato il 4 novembre 2009 apportava modifiche di non poco conto all’art. 23bis della legge 133/08, e ne rafforzava in maniera pesante lo spirito privatizzatore, prevedendo:

a) l’affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico/privata) con capitale privato non inferiore al 40%;
b) la cessazione degli affidamenti in house a società totalmente pubbliche, controllate dai Comuni, alla data del 31 dicembre 2011.

frà Carlo

"Sora acqua"
bene-patrimonio dell'umanità
Francescani contro la privatizzazione
Dal "diritto" al "bisogno" il passo sembra breve, ma in realtà racchiude una distanza abissale sui principi dell'etica e della morale non solo cristiani.
frà Carlo Gazzetta del Sud - Eppure in questi due termini si racchiude il dramma che sono destinate a vivere le popolazioni di tutto il mondo quando le multinazionali, con la complicità dei governi compiacenti, metteranno le mani sull'acqua facendone un bene di consumo che risponde non al diritto dell'uomo, ma al suo bisogno e quindi come tale soggetto alla remunerazione (salata con le bollette che fatalmente saliranno alle stelle). É quanto emerso al convegno, voluto dall'Ordine francescano secolare Minori di Sicilia, svoltosi nei giorni scorsi a Taormina dal titolo esplicativo: "Acqua e beni comuni: ecopatrimonio dell'umanità".Da quando il problema dell'acqua è emerso in tutta la sua portata, sulla scia della Regola del "Poverello d'Assisi" che cantò la natura come dono sublime del Creatore e che s'innamorò di «Sora Aqua, la quale è molto utile e umile e preziosa e casta», i francescani si battono contro la privatizzazione di un bene primario di creazione, come l'aria anch'essa violentata dall'inquinamento; come il suolo anch'esso offeso dalla mano dell'uomo.

( dal sito: Laperfettaletizia.blogspot.com)

vinicio, frà Carlo. Beppe e Pippo